16 settembre 2012

Il tuo cane è felice di essere cane?

                                                                                                                                                                    Per essere felice, al cane moderno servirebbe davvero poco; pasti regolari, una casa dove abitare e un proprietario che ogni tanto gli permetta di fare il cane!

A prima vista verrebbe da dire:" Niente di più banale e semplice"

Invece,analizzando a fondo la quotidianità del cane urbano, dovrebbe sorgere il dubbio che la realtà dei fatti sia molto meno semplice di quanto si creda.

Sicuramente per la soddisfazione delle prime due necessità, i cani non hanno grossi problemi, infatti, a meno che non si tratti di cani randagi, pasti sicuri e un’abitazione confortevole ce l’hanno tutti!

L’asino casca quando il cane sente il bisogno di “fare il cane”

Voler fare il cane è una legittima aspirazione del nostro amico a quattro zampe, ma purtroppo non viene quasi mai riconosciuta, né rispettata, né approvata dal proprietario medio, che di fatto non ne concede il benché minimo appagamento.

Sicuramente complice di questa grave mancanza è la vita sociale umana, che con le sue regole, le sue limitazioni,le sue incoerenze, le sue richieste, le sue dicotomie, le sue ristrettezze, offre pochissime opportunità ai nostri amici a quattro zampe di "essere cani" ma, in questo caso, la carta decisiva la gioca la profonda inadeguatezza del proprietario medio che, in buona fede o per comodo, crede che il cane sia un'entità amorfa, totalmente assogettabile all'arbitrarietà emotiva, affettiva, etica e culturale del relativo umano di appartenenza e che quindi reputa il cane un’appendice antropica completamente priva di necessità tipicamente proprie, individuali e specificatamente diverse da quelle umane.

Da questi presupposti consegue che spesso i cani che abitano le nostre case sono ridotti a veri e propri surrogati antropologici al servizio delle fragilità dell’uomo, dei suoi vuoti affettivi e/o delle sue ambizioni.

Cani sui quali riversare aspettative utopiche (attività tipicamente umana), per poi puntualmente lamentarsi se le risposte che ne derivano non sono adeguatamente confacenti.

Cani umanizzati oltre ogni ragionevole misura che dopo un po' perdono la loro identità canina e che, a causa di ciò, passeranno la loro vita sospesi tra quello che non si ricordano più d'essere e quello che non potranno diventare mai.

Cani non più cani che hanno perso la loro identità di specie senza peraltro acquisirne in cambio un'altra, diventando così cani disadattati, stressati e denaturati che manifestano il loro disagio esistenziale attraverso comportamenti isterici, fobici, compulsivi o aggressivi, o cani che, più semplicemente, si rassegnano passivamente al loro nuovo ruolo di "pelouches scalda giornate avverse" al quale l’uomo moderno ricorre in caso di bisogno.

Cani ai quali, per ignoranza del loro mondo, si nega di fatto la soddisfazione di quei bisogni e quelle necessità che, pur non potendosi definire primarie, sono fondamentali per il mantenimento della loro identità canina e del loro benessere integrale

Per fortuna, nello studio dell’ essenza canina, qualche progresso è stato fatto e, passando da iniziali osservazioni puramente empiriche a più recenti dettagliate valutazioni scientifiche,siamo arrivati a saperne molto di più sulle aspirazioni e sulle reali esigenze del cane.

La speranza è che queste nuove scoperte dipingano una nuova immagine del compagno che ci sta al fianco, con un ritratto più nitido e più vicino alla realtà di quello sbiadito e approssimativo di cui disponevamo fino ad oggi.

Adesso per esempio sappiamo che il cane, oltre al cibo e all'alloggio, ha bisogno di:

- Figure valide di riferimento a cui affidarsi con fiducia (per sentirsi al sicuro)

- Ambiente famigliare sereno ed emotivamente stabile nel quale vivere (per evitare stress negativo)

- Chiarezza, coerenza e assertività nella comunicazione (per evitare confusione e fraintendimenti)

- Considerazione (per sentirsi apprezzato)

- Appartenenza ad un gruppo sociale strutturato (per farlo sentire membro di un gruppo sociale di valore)

- Regole, routine, ruolo e lavoro da svolgere (per dargli sicurezza e per farlo sentire utile)

- Gioco, svago e attività esplorative (varie attività che comprendano anche l'appagante uso del fiuto)

- Interazioni sociali intraspecifiche (per l'esercizio del linguaggio canino e delle relazioni)

- Socializzazione precoce e continuativa (per farlo crescere equilibrato e sereno)

- Stimoli ambientali (per contrastare la noia)


Ad ognuna di queste necessità si potrebbe dedicare un intero articolo, maper questioni pratiche di spazio, vorrei parlare della primaria necessità del cane che viene trascurata sin da subito; la socializzazione precoce coi propri simili e con l’ambiente, ovvero l’esposizione del cane sin dalla tenera età a tutti quegli stimoli sociali e ambientali che andranno a costituire la trama della sua intera esistenza canina.

Poiché la socializzazione con l’ambiente è direttamente collegata alle uscite di casa, ed è già stata ampiamente trattata, più dettagliatamente vorrei parlare del bisogno di intrasocialità del cane.

Il cane è un animale altamente sociale, per cui le interazioni con gli individui della sua specie sono per lui una necessità fondamentale.

La base di una vita sociale sana ed equilibrata è costruita sulla corretta comunicazione attraverso il linguaggio.

Una volta uscito dalla cucciolata d’origine, per imparare tutte le sfumature della lingua, per affinare la comprensione dei vari linguaggi, per mantenere la capacità di comunicazione e di interpretazione innata occorre che il cucciolo si eserciti.

In ambito di interazioni intraspecifiche (coi propri simili) i risultati migliori si ottengono cominciando a esercitarsi da subito.

Troppi proprietari danno poca importanza alla socializzazione precoce, non credendo che proprio la possibilità di interagire (senza grossi traumi) con cani diversi da parte del cucciolo, gli offrirà le maggiori garanzie di sviluppare le sue competenze sociali in maniera autonoma per diventare un adulto equilibrato nelle relazioni con gli altri cani.



La mancata socializzazione o la socializzazione scarsa o errata produce danni che si manifestano quando poi il cane diventa adulto.

Troppo spesso vediamo cani passare la loro intera vita tenuti al guinzaglio perchè incapaci di rapportarsi educatamente coi propri simili.

Cani che non sopportano nemmeno la vista di altri cani in transito, tanto da prodursi in performances altamente aggressive difficilmente controllabili da parte del proprietario.

Cani propensi alla zuffa, cani attaccabrighe o al contrario cani estremamente fobici o remissivi.

Cani comunque disadattati!

E' vero che sul territorio ci sono pochissime strutture sicure dove poter fare incontrare i cani tra di loro in situazioni di sufficiente sicurezza, ma è altrettanto vero che a volte, per mancanza di voglia o per eccessiva paura del proprietario di ipotetichedi zuffe o aggressioni , questo compito non viene adempiuto apposta.

Per la mancanza di voglia c'è poco da fare, tranne ricordare al proprietario quali sono i propri doveri verso il cane, ma, per quanto riguarda la paura si può fare molto.

Per esempio si può innanzitutto ricorrere all’aiuto di una figura professionale che aiuti il proprietario a gestire in sicurezza le opportunità sociali che offre l’ambiente urbano”

Infatti tra le competenze dell’educatore cinofilo moderno dovrebbero rientrare questi compiti:

- insegnare al proprietario come garantire al meglio la socialità del proprio cane fin da cucciolo.(individuare aree protette, sufficientemente sicure e prive di potenziali pericoli)

- insegnare al proprietario come riconoscere le situazioni di relazione che potrebbero risultare realmente pericolose per il cucciolo, quindi imparare ad evitarle. (linguaggio canino, posture e mimiche dei cani,segnali)

- insegnare al proprietario a non essere egli stesso con il suo comportamento la causa scatenante situazioni di pericolo. (Atteggiamenti iper o ipo protettivi, comportamenti incoerenti, stress, ecc.)

- insegnare al proprietario a non sottrarre il cucciolo da ogni minimo disagio derivantegli da un gruppo caotico o stressante perchè in questo modo non si favorisce la crescita autonoma e l'autostima del piccolo , come tuttavia d’altra parte, insegnare a non mandare il cucciolo allo sbaraglio senza conoscere gli altri cani e il loro comportamento e le loro possibili reazioni.(capacità di valutazione obiettiva delle situazioni)

- insegnare al proprietario ad essere calmo e coerente per non mandare in apprensione il cucciolo.

- insegnare al proprietario a diventare una valida figura di riferimento a cui affidarsi con fiducia. (qualità di relazione)


Una volta imparate queste competenze il proprietario potrà cominciare, senza preoccupazioni, ad esporre il cucciolo alle prime interazioni sociali coi propri simili scegliendo dapprima cani "facili" con cui farlo rapportare per poi passare, man mano che il cucciolo cresce ed affina le sue capacità di relazione, ad incontrare cani dal carattere e dai comportamenti sempre più variegati e coloriti, purchè senza eccessi pericolosi.

So che non è facile, ma con un po' di esperienza e buona volontà si ottengono ottimi risultati.

In questo modo, il nostro cane si eserciterà nella comunicazione intraspecifica, imparerà il Bon Ton canino e crescerà in modo equilibrato e socievole.



Tutto ciò dovrebbe permettere sia al cane che al proprietario una buona convivenza nella società civile.

Dico dovrebbe perché non è detto che un cane che abbia imparato il Bon Ton, abbia sempre voglia di applicarlo



E qui subentra un parametro, secondo me, fondamentale, che fa la differenza tra un cane affidabile ed un cane imprevedibile, ovvero, la "qualità di relazione a cui accennavo un poco più sopra".

La buona qualità di relazione è un’altra di quelle cose pressochè sconosciute dal proprietario medio, ma importantissima , che determina il fatto di avere un cane, educato, sereno, privo di stress e ottimamente disposto a seguire quello che gli verrà indicato.

Infatti, in ambito di “socialità controllata”, la buona qualità della relazione che si ha col proprio cane rende il nostro amico a quattro zampe allegramente propenso ad applicare le regole del Bon Ton canino imparate da cucciolo, sempre, in qualsiasi situazione e con qualsiasi cane, mentre, d’altro canto, una buona qualità di relazione può sopperire o diminuire, in parte, i danni di una scarsa o errata socializzazione intraspecifica.

Perchè?

Perchè un cane che ha una buona qualità di relazione col proprietario

1° Sa benissimo quale posto occupa nel gruppo sociale, quindi la sua posizione di collaboratore lo predispone a mettersi “a disposizione” e non “ad imposizione”!

2° E' un cane sufficientemente sereno da essere privo di velleità bellicose e di reazioni estremamente fobiche!

3° E' un cane che ripone fiducia in noi, quindi ben disposto a seguire le nostre direttive in ogni situazione.

Una cattiva qualità di relazione, invece, produce disagi, incomprensioni, confusione, stress che possono portare anche il cane ottimamente socializzato ad avere in talune circostanze o in particolari situazioni, reazioni aggressive o “maleducate” sia verso i propri simili che altri soggetti.

Quindi, sebbene la socializzazione precoce sia fondamentale per il sano sviluppo caratteriale e comportamentale del cane, per risultare ottimale, non può prescindere da una buona qualità di relazione col proprietario.

La buona qualità di relazione è come una tela che si costruisce giorno per giorno attraverso la comunicazione e le attività svolte insieme, che pretende però dal proprietario una serie di caratteristiche sostanziali che lo rendono una figura di riferimento affascinante e fidata alla quale il cane potrà rivolgersi fiduciosamente sempre! Le più semplici? Affidabilità! Coerenza! Sicurezza! Chiarezza! Amorevolezza! Responsabilità1 Fascino!

Per contro queste sono le cose principali di cui un cane non avrebbe bisogno

- Non dovrebbe sentire su di sè responsabilità di nessun genere.

- Non dovrebbe essere oggetto di aspettative superiori alle sue capacità.

- Non dovrebbe avere ruoli o compiti di controllo

- Non dovrebbe colmare vuoti tipicamente umani.

- Non dovrebbe avere "niente da fare"

- Non dovrebbe ricevere "tutto" senza dare in cambio niente.

- Non dovrebbe essere il "mio bimbo peloso" (con tutto ciò che consegue da questa visione del cane)

- Non dovrebbe sopportare umane emotività perniciose.

- Non dovrebbe essere oltremodo denaturato.


Per avere un cane felice di essere cane, sempre, in ogni situazione o circostanza c'è molto da lavorare, ma se ci si impegna a conoscere e rispettare le sue vere necessità, i risultati arrivano.



Avere un cane felice di essere cane è il primo degli obiettivi che deve avere un buon proprietario!

20 luglio 2012

Quando la disinformazione monta in cattedra!


Recentemente è successa una disgrazia raccapricciante ad un'anziana signora attaccata da due cani di razza Rottweiler.
Tutti i giornali ne hanno riportato la cronaca, interrogandosi sul perchè di certi accadimenti che di tanto in tanto si verificano tra il cane e l'uomo.
Tutto il rammarico e la solidarietà vanno indiscutibilmente all'anziana signora che per'altro speriamo possa riprendersi presto da questa orribile esperienza, ma visto che questo blog si occupa di animali e, nello specifico, prevalentemente di cani, vorrei prendere spunto da questa vicenda per evidenziare, ancora una volta, quanto la qualità della cultura cinofila in Italia sia SCARSISSIMA.
E' successo infatti che due giornalisti, un certo Fabio Maccheroni (leggi il suo articolo)http://www.leggo.it/roma/nera/vanno_eliminati_o_messi_in_gabbia/appr/1636.shtml
abbiano voluto trattare l'argomento in maniera strampalata, inserendo loro personalissime opinioni basate sulla completa ignoranza della materia cinofila, dimostrando chiaramente di non conoscere minimamente il cane, il suo mondo, la varietà di dinamiche che intervengono in fatti come questo, e di trattare l'argomento in modo dittatoriale, mandando messaggi fuorvianti inneggianti all'accensione di sacre pire. 
Inoltre, scomodare la psicanalisi per capire come mai gli addetti del settore e i cinofili in generale si siano indignati leggendo tante sciocchezze, mi sembra ridicolo e imbarazzante per l'autore, che non perde occasione di dimostrare la sua incompetenza, non solo in ambito cinofilo, ma anche in quello psicanalitico e socioculturale.
Credo che il dovere dei mass media, dei buoni giornalisti e della corretta informazione, sia quella di divulgare notizie, possiblmente rispondenti al vero.
Se poi un giornalista vuole arricchire l'articolo con sue personali opinioni dovrebbe, per il minimo sindacale, informarsi su ciò di cui vuole opinare.
In questi articoli non è stato fatta nè l'una nè l'altra cosa.
Esprimere assurdità, giocare disonestamente sull'onda emotiva cinofobica che certe notizie suscitano nell'utente medio, erigersi a giustiziere delle razze canine che non corrispondono ai propri piacimenti, non rispecchia i criteri del buon giornalismo.
Il Rottweiler non è aggressivo a prescindere, non è un cane che non aspetta altro di mangiarsi qualcuno, non è una belva feroce, nè va tenuto in gabbia o fatto fuori!
Questi giornalisti forse non si sono mai chiesti come mai quotidianamente i Rottweiler, come tanti altri cani, vengono impiegati in servizi di aiuto a persone disabili, pet therapy, ricerca persone e altri impeghi di utilità per la persona umana.
Il Rottweiler è un cane indubbiamente potenzialemte più pericoloso (se gestito male)  di un chihuahua, indubbiamente, ma questo non fa di lui un cane assassino o una belva feroce per DNA.
Il Rottweiler, come tutti i cani, va saputo gestire, educare, allevare e socializzare. Deve avere un padrone capace, coerente, responsabile ed affidabile! Se ci fossero sempre questi presupposti nelle  relazioni col cane non dovremmo più rammaricarci per fatti di aggressione come questi.
Ma siccome tutto quanto concerne il cane è in mano all'uomo che è, per sua convenienza, prevalentemente deresponsabilizzato e disinformato, il percorso per aumentare la cultura cinofila in Italia ed eliminare gli episodi di aggressività è ancora lungo e voi di certo, giornalisti disinformati, non aiutate!
Cari giornalisti, indignarsi per quello che avete scritto è d'obbligo e questi articoli di scarso contenuto certo non servono alla diffusione di una corretta cultura cinofila, anzi.
Per cercare di rimediare al danno provocato alla cinofilia e al buon giornalismo dai vostri articoli pubblico qui http://www.tipresentoilcane.com/2012/07/19/lettera-aperta-al-giornalista-fabio-maccheroni-di-leggo/#comment-21388 la risposta della giornalista Valeria Rossi (che appoggio in tutto) inviata alla direzione di Leggo, uno dei giornali che ha ospitato le vostre opinioni.

3 gennaio 2012

La vivisezione non serve a niente

           
Ecco l'intervista ad un medico contrario alla vivisezione.clicca qui