6 marzo 2015
Il cane di argilla
Privare il cane della benché minima fonte di stress, è deleterio, per il suo benessere psichico, tanto quanto sottoporre il cane a stress continui ed intensi.
Mettere il cane sotto una campana di vetro crea un individuo fragile ed inetto.
20 dicembre 2014
3 novembre 2014
Il cane più intelligente del mondo...ma davvero?
Ultimamente mi sono trovata a leggere questo articolo di
qualche anno fa, corredato di video esplicativo
Per chi non conoscesse l’inglese riassumo brevemente il
succo.

Per soddisfare questa sua necessità, lo psicologo ha sottoposto la sua cagna ad un training intensissimo (5 ore al giorno per 5 giorni la settimana nell’intero arco della vita del cane di 9 anni) durante il quale venivano mostrati giorno per giorno a Chaser giochi nuovi ai quali venivano associate le relative definizioni verbali.
Il compito di Chaser era quello di associare la parola all’oggetto e ricordarsi nel tempo il nome giusto per l’oggetto giusto.
Durante tutto il periodo del training la border collie veniva testata periodicamente attraverso vari comandi (tocca con la zampa, porta, tocca col naso) per capire quante risposte giuste fosse in grado di dare rispetto al gioco che John Pilley le chiedeva di segnalare.
Il risultato ha dato il 90% circa di risposte esatte.

Dumentato il tutto, John Pilley ha pubblicato i risultati di questo esperimento su New Scientist ed è nato il “personaggio fantastico”
Il video prosegue con altri esperimenti fatti; uno per capire se il cane è in grado di seguire un’indicazione data dall’uomo e di quanto il cane può essere più bravo rispetto ad un bambino di 2 anni e rispetto ad una scimmia bonobo, l’altro per capire se quando il cane guarda il suo proprietario prova emozioni simili all’amore. =_=
Inutile dire che i risultati ottenuti sono stati interpretati come strabilianti e come indice di capacità intellettive ed emozionali straordinarie fino ad ora sconosciute del cane moderno.
Io qualcosa da obiettare in merito ce l’avrei!
1) Mi verrebbe da dire povero cane...
5 ore 5 giorni alla settimana per fare un puro e semplice esercizio mnemonico mi sembra al limite della crudeltà mentale umana...
Uno psicologo che dice di considerare la sua cagna come una figlia, che la sottopone ad un training quotidiano ripetitivo, ossessivo e stressante come quello di imparare vocaboli nuovi e per il cane, etologicamente parlando, assolutamente insignificanti, mi fa nascere degli inquietanti dubbi…
Chiunque abbia un po’ di esperienza con cani da lavoro, cani che praticano sport, cani adibiti in attività di utilità sociale, sa perfettamente quali siano i limiti temporali e qualitativi da non varcare per non rendere gli esercizi da imparare noiosi, ripetitivi, ossessivi e nauseanti.
Il cane che impara trick, abilità, esercizi nuovi, deve essere allegro e sereno e per rimanere tale chiunque un po’ avvezzo di cani veri sa che questo può avvenire solo se durante il training si ha la capacità di mantenere un livello di stress accettabile, di proporre un mix tra attività mentale e fisica e soprattutto di chiedere esercizi possibilmente corti e sempre variati.
Un lavoro mentale sempre uguale nella modalità di apprendimento e di espressione, di 5 ore al giorno per 5 giorni la settimana protratto per anni, con continui test e prove per confermare la “bravura” del cane, sono un esercizio estremo anche per un cane mentalmente attivo come il border collie, e per quanto rispetto si voglia avere del cane, con un training così estremo, non si può non travalicare il confine tra benessere animale e maltrattamento.
Credo che chiunque sappia chi è un cane, non abbia bisogno di conferme scientifiche per capire che un cane sottoposto ad un training del genere non può definirsi un cane fortunato.
Tutto ciò per dimostrare (a chi?) che il cane Chaser ha imparato e conosce il significato di 1022 vocaboli!
Ma ne valeva la pena?
E soprattutto, una volta stabiliti quanti oggetti Chaser era in grao di riconoscere, a chi avrebbe giovato questo esperimento?
2) Qualunque cane dotato di intelligenza normale e di doti psichiche naturali come quelle che hanno i border collie che gli permetta di restare sano di mente dopo un training del genere, imparerebbe lo stesso numero di nomi che contraddistinguono i vari oggetti.
Non è l’eccezionalità intellettiva di Chaser che ha determinato la creazione del ”bimbo prodigio”, bensì l’eccezionalità della sua tempra e l'eccezionalità estrema del training utilizzato.
Parlando
di amore che sgorga quando il cane guarda l’uomo
3) Mi sembra come minimo inutile sottoporre un cane a risonanza magnetica, sebbene dopo debito addestramento, per dimostrare all'uomo, che evidentemente tanto intelligente non è, (visto che ha bisogno di prove scientifiche), che il cane quando guarda l'uomo è felice e rilascia l'ormone simile a quello dell'umano che si innamora...
Qualsiasi persona dotata di empatia normale e intelligenza normale, si accorge che quando il cane sta insieme al padrone è felice (non sempre, dipende dal padrone che ha, ma in generale il cane dovrebbe essere felice)
Ma io scommetto che lo stesso ormone lo si troverebbero non solo nel cane che guarda il padrone ma anche nel lupo che guarda il suo compagno di branco, il suo leader, la sua mamma, i suoi fratelli, così come nel cane che guarda il guinzaglio per uscire, la palla, il giochino che suona ecc.
Qualsivoglia cosa o persona che provochi gioia nel cane scommetto che induca al rilascio dell’ormone dell”amore”
4) Il puntamento è insito nel dna del cane, infatti se pensiamo a come si svolge la caccia nel branco di lupi, ci accorgeremmo che i lupi "puntano" per indicare la direzione da prendere agli altri membri del gruppo o per indicare la preda predestinata.
Nel border collie poi la "punta" è selezionata da secoli...
Il cane poi, essendo con noi umani da migliaia di anni ha fatto della sua prerogativa di animale socialmente evoluto un passe par tout per la convivenza umana.
In quanto io peraltro creda che anche il bonobo allevato da piccolo in famiglia sarebbe in grado di imparare il significato del nostro gesto di "puntare"
I bonobo "selvatici" non ci riescono perché non sono predatori e perché hanno una società fondata su altri usi e costumi...
Quindi non vedo l'eccezionalità della cosa nei cani tenendo conto che il cane oltre che questa peculiarità innata ha anche un fiuto eccezionale...
Né tantomeno possiamo parlare di capacità deduttive, perché questo test, non dimostra di certo la capacità di deduzione del cane...
11 settembre 2014
Ciao Orsa Daniza!
E
così ancora una volta assistiamo impotenti ad un’altra ingiustizia, che, come
tante altre, ci indigna ma che, come tante altre, dopo la rabbia, abbiamo
imparato a subire rassegnati!
Dopo tante proteste, dopo tante battaglie, dopo tanta partecipazione, quello che rimane è solo tanta amarezza.
L’orsa Daniza è stata giustiziata!
La sua colpa?
Quella di aver fatto ciò che una mamma per istinto naturale fa; difendere i suoi cuccioli!
Questa notizia lascia tanta amarezza, tanto sconforto e tanta sfiducia perché, ancora una volta, una creatura innocente ha pagato le colpe altrui…
La sua storia in breve Daniza è un’orsa trasferita nel 2000 dalla Slovenia nei boschi del Trentino, durante il progetto Life Ursus.

A ferragosto ha ferito un cercatore di funghi, palestrato, soprannominato “Carnera” per via della sua corporatura massiccia e muscolosa, che si era addentrato nello spazio vitale dell’orsa; avvicinandosi troppo ai suoi cuccioli, l’uomo, ha suscitando in Daniza una legittima reazione istintiva di difesa.
Partendo dal presupposto che una belva feroce non lascia come autografo ferite da 40 punti di sutura possiamo dedurre che Daniza non fosse il mostro assassino che volevano dipingere, perché un plantigrado veramente arrabbiato, se ti attacca, non ti lascia la minima possibilità di tornare a casa a raccontare l’avventura…
Infatti, etologicamente parlando, il fine di una mamma orsa minacciata non è quello di uccidere l’invasore ( troppo pericoloso e troppo dispendioso di energie preziose) bensì quello di farlo allontanare; e questo Daniza ha fatto.
Ebbene per questo comportamento naturale, Daniza, è stata condannata; dapprima mediante soppressione, in un secondo tempo la condanna di morte è stata permutata in cattura, vista la marea di indignate proteste arrivate alle amministrazioni da tutti i fronti, e siccome, come ben si sa, i dissensi non fanno mai bene ai politici a Daniza sembrava fosse stata concessa almeno la possibilità di rimanere in vita.
Purtroppo non è stato così!

Daniza oggi se n’è andata senza sapere perché, innocente come solo gli animali sanno essere, dopo che l’homo sapiens le aveva tolto colpevolmente habitat, cibo e dignità.
Daniza non potrà più proteggere teneramente i suoi cuccioli, non potrà più crescerli e farli giocare, istruire, Daniza non potrà mai più respirare l’aria umida e frizzante dell’autunno Trentino, non potrà più guardare l’azzurro del cielo, il verde dei prati, godere del sole, sentire la neve sotto ai piedoni, no!
L’idiozia umana non ha ammesso sconti!
L’uomo che dovrebbe essere il custode delle meraviglie della natura, invece, a causa della sua stupidità e cupidigia, sta distruggendo tutto quanto gli capita tra le mani
Povera Daniza, chi si prenderà cura dei tuoi cuccioli adesso?
Che fine faranno?
Chissà se lassù ti daranno il permesso di continuare a proteggerli…
13 giugno 2014
E' sempre colpa dell'educatore?
Molte volte arrivano al nostro centro cinofilo proprietari scontenti degli scarsi risultati che hanno ottenuto frequentando corsi di educazione con altri educatori di altre scuole cinofile e spesso riempiono di critiche negative i colleghi che, secondo loro, non sono riusciti a dare indicazioni utili per risolvere i problemi che lamentavano.
Per esperienza ho imparato che non sempre queste critiche rispondono al vero.
Non sempre è "tutta colpa dell'educatore incompetente"
Certo, come in tutte le professioni, anche nella nostra esistono i "bravi" e i "meno bravi" e "gli incompetenti, tuttavia, credo che, a volte, dietro a questi insuccessi, non ci sia un'incapacità tecnica reale del professionista, bensì un gap comunicativo tra soggetti posti su linee d'onda di diverso livello.
Al di là dei vari motivi che spingono il proprietario ad intraprendere un percorso educativo col proprio cane, sono molteplici le cause per cui un lavoro può rivelarsi infruttuoso.
La prima su tutte, secondo me, è l'incapacità soggettiva (emotiva, culturale, intellettuale, psicologica, e di stile di vita) del proprietario di poter seguire fedelmente approcci educativi che, in quel caso, sono per lui incomprensibili, non condivisibili, o troppo al di fuori della sua "concezione del cane"
Se si commette l'errore di non tener conto della soggettività intera del proprietario che ci interpella, si rischia(così come lo si rischia non tenendo conto della soggettività del cane) di ridurre di molto le probabilità di riuscita del percorso educativo.
Ogni proprietario, (così come ogni cane) è diverso da un altro e così come esistono diverse soggettività in un binomio, ogni metodo non è uguale ad un altro e può essere pienamente accettato e condiviso da una persona, così come può risultare sgradito ad un' altra.
Seppure nei limiti del pieno rispetto del cane, esistono differenze, anche sostanziali, tra un metodo e un'altro, tali da poter piacere, (consapevolmente od inconsapevolmente), ad un certo tipo di proprietario e non ad un altro.
Chiaramente, se ad un proprietario viene proposto un tipo di approccio, senza tenere conto delle sue inclinazioni, molto probabilmente avremo una parte del binomio (quella fondamentale) che non applicherà "alla lettera" ciò che gli viene detto, ma "interpreterà" l'insegnamento secondo la sua concezione del cane, la sua concezione della vita e la sua concezione del mondo, vanificando così l'intero progetto educativo ed il lavoro del professionista!
Ecco perchè per la buona riuscita di un progetto è necessario che un buon educatore non conosca un solo metodo, non conosca solo un approccio educativo, bensì conosca "I METODI" e "GLI APPROCCI" e non si fossilizzi ad adottare caparbiamente sempre lo stesso metodo, ma applichi ciò che in quell'ambito, con quel cane, con quel proprietario porterà il maggior beneficio ad entrambi, attingendo di volta in volta da tutti i modelli che conosce!
Tra parentesi, questi sono gli educatori delle TERRE DI MEZZO e qui trovi il gruppo fb
https://www.facebook.com/groups/296512113845483/?fref=ts
chiusa parentesi
Un'altra delle cause che possono portare all'insuccesso di un lavoro sono le "bugie" che il proprietario racconta all'educatore...
Capita molto spesso che il proprietario, non racconti "tutto" quello che l'educatore dovrebbe sapere e spesso mente alle domande che gli vengono poste.
Sono sempre bugie dette in buona fede, spesso per incapacità critica oggettiva, o per incapacità di osservazione del proprio cane, o per imbarazzo, o paura di essere giudicato male, o, nei soggetti ansiosi, per minimizzare il problema così da darsi consolazione, ma sempre di bugie si tratta !
Queste bugie, sono un ostacolo, perchè costringono l'educatore ad un super lavoro mentale, perchè rendendosi conto che qualcosa non quadra, deve immaginare su cosa il proprietario sta mentendo.
A volte il proprietario mente anche sui "compiti a casa" per coprire la sua svogliatezza, la sua incapacità, la sua pigrizia ^_^
Per fortuna che il cane parla...quindi, attraverso il cane, l'educatore esperto traduce in verità la bugia o le bugie che il proprietario sta tentando di vendere come verità e spesso poi l'asino casca ^_^
Quindi, prima di credere alle critiche negative mosse a questo o quel professionista, bisogna informarsi bene di come sono andati realmente i fatti per non fare torto a nessuno.
E siccome una rondine non fà primavera, una sola critica non fà un cattivo educatore...
Per esperienza ho imparato che non sempre queste critiche rispondono al vero.
Non sempre è "tutta colpa dell'educatore incompetente"
Certo, come in tutte le professioni, anche nella nostra esistono i "bravi" e i "meno bravi" e "gli incompetenti, tuttavia, credo che, a volte, dietro a questi insuccessi, non ci sia un'incapacità tecnica reale del professionista, bensì un gap comunicativo tra soggetti posti su linee d'onda di diverso livello.
Al di là dei vari motivi che spingono il proprietario ad intraprendere un percorso educativo col proprio cane, sono molteplici le cause per cui un lavoro può rivelarsi infruttuoso.
La prima su tutte, secondo me, è l'incapacità soggettiva (emotiva, culturale, intellettuale, psicologica, e di stile di vita) del proprietario di poter seguire fedelmente approcci educativi che, in quel caso, sono per lui incomprensibili, non condivisibili, o troppo al di fuori della sua "concezione del cane"
Se si commette l'errore di non tener conto della soggettività intera del proprietario che ci interpella, si rischia(così come lo si rischia non tenendo conto della soggettività del cane) di ridurre di molto le probabilità di riuscita del percorso educativo.
Ogni proprietario, (così come ogni cane) è diverso da un altro e così come esistono diverse soggettività in un binomio, ogni metodo non è uguale ad un altro e può essere pienamente accettato e condiviso da una persona, così come può risultare sgradito ad un' altra.
Seppure nei limiti del pieno rispetto del cane, esistono differenze, anche sostanziali, tra un metodo e un'altro, tali da poter piacere, (consapevolmente od inconsapevolmente), ad un certo tipo di proprietario e non ad un altro.
Chiaramente, se ad un proprietario viene proposto un tipo di approccio, senza tenere conto delle sue inclinazioni, molto probabilmente avremo una parte del binomio (quella fondamentale) che non applicherà "alla lettera" ciò che gli viene detto, ma "interpreterà" l'insegnamento secondo la sua concezione del cane, la sua concezione della vita e la sua concezione del mondo, vanificando così l'intero progetto educativo ed il lavoro del professionista!
Ecco perchè per la buona riuscita di un progetto è necessario che un buon educatore non conosca un solo metodo, non conosca solo un approccio educativo, bensì conosca "I METODI" e "GLI APPROCCI" e non si fossilizzi ad adottare caparbiamente sempre lo stesso metodo, ma applichi ciò che in quell'ambito, con quel cane, con quel proprietario porterà il maggior beneficio ad entrambi, attingendo di volta in volta da tutti i modelli che conosce!
Tra parentesi, questi sono gli educatori delle TERRE DI MEZZO e qui trovi il gruppo fb
https://www.facebook.com/groups/296512113845483/?fref=ts
chiusa parentesi
Un'altra delle cause che possono portare all'insuccesso di un lavoro sono le "bugie" che il proprietario racconta all'educatore...
Capita molto spesso che il proprietario, non racconti "tutto" quello che l'educatore dovrebbe sapere e spesso mente alle domande che gli vengono poste.
Sono sempre bugie dette in buona fede, spesso per incapacità critica oggettiva, o per incapacità di osservazione del proprio cane, o per imbarazzo, o paura di essere giudicato male, o, nei soggetti ansiosi, per minimizzare il problema così da darsi consolazione, ma sempre di bugie si tratta !
Queste bugie, sono un ostacolo, perchè costringono l'educatore ad un super lavoro mentale, perchè rendendosi conto che qualcosa non quadra, deve immaginare su cosa il proprietario sta mentendo.
A volte il proprietario mente anche sui "compiti a casa" per coprire la sua svogliatezza, la sua incapacità, la sua pigrizia ^_^
Per fortuna che il cane parla...quindi, attraverso il cane, l'educatore esperto traduce in verità la bugia o le bugie che il proprietario sta tentando di vendere come verità e spesso poi l'asino casca ^_^
Quindi, prima di credere alle critiche negative mosse a questo o quel professionista, bisogna informarsi bene di come sono andati realmente i fatti per non fare torto a nessuno.
E siccome una rondine non fà primavera, una sola critica non fà un cattivo educatore...
Iscriviti a:
Post (Atom)






